…………. QUANDO LA PITTURA DIVIENE SOFFIO ANIMISTICO …………………………………………………………… .Nelle opere di Piero Bresciani si percepisce sempre quel ” quarto di nobiltà ” che le distingue non foss’altro che per le tecniche che l’Artista usa per dare vita alle proprie creazioni; sia chiaro ogni strumento è valido quando lo scopo è raggiungere l’animo dell’osservatore pur tuttavia se il lavoro odora di trementina lascia trasparire quel senso di antico che permea i sogni di taluni Artisti. Il NOSTRO fa parte di questa schiera e lo si evince anche in questa opera dove il silenzio si lascia avvolgere da lontani echi musicali che si fanno strada nel nostro sentire alla stregua di magiche risonanze che tanto ricordano taluni passaggi appena sussurrati di quello splendido Poema sinfonico ” I Pini di Roma ” di Ottorino Respighi, ove la Vita viene animata dal sospiro delle antiche piante che da sempre respirano la Storia. Osservando in tranquillità questo dipinto si ha proprio la sensazione di partecipare ad un evento senza tempo che appare quale invenzione dell’Autore per aiutarci a sopportare, forti di tale panacea, i ” rumori ” molesti che la quotidianità ci propina, in quanto ormai priva di qualsiasi rispetto per la necessità di oblio che questa Umanità aspira per potersi isolare dalle angosce che il tempo al presente in cui viviamo drammaticamente obbliga a sopportare. Ecco, allora, che immergerci in questo angolo di fantasia illude il nostro ego a credere di poter riposare i nostri sensi martoriati sulla ” Terrazza di Matilde ” la quale in modo gentile ci accoglierà senza proferir parola invitandoci con un cenno a godere delle bellezze di quel ” creato ” disposto per Lei, ed ora anche per noi, dalla sensibilità di un Artista che ha fatto della spiritualità una ragione di Vita. Ogni ” partecipazione ” che appare sulla tela ha la sua ragione di essere, per esempio quelle lontane ” fome urbis ” che tanto ricordano momenti metafisici dechirichiani sono le apportatrici del silenzio che avvolge il contesto, la presenza dei volatili che ingentiliscono lo spazio vitale della protagonista danno un tocco di realismo ad un momento onirico abilmente sostenuto da una luce delicatamente diffusa priva di matrice ma nascente dall’interno stesso della composizione. E Matilde in atteggiamento sognante rappresenta tutti noi , la sua epidermide rossa forse si fa idealmente titolo di estraneità, di quella impellente necessità di solitudine in un mondo ove tutti sono costretti a convivere ” corpo a corpo ” con altre anime disperate che anelano la stessa possibilità di libertà di cui siamo stati privati da una ” società tecnologica ” la quale ha fagocitato ogni e qualsiasi certezza di poter sognare, sia pur per pochi intensi attimi , il fruscio del vento tra i rami di una maestosa quercia regnante in un contesto di Natura intonsa. Questa è la pittura di Piero Bresciani, una pittura densa di amore per le cose, per l’Uomo, per quanto quello stesso Uomo ha perduto nel corso della sua ” evoluzione ” che avrebbe dovuto portarlo sulla soglia della felicità e che, al contrario , lo ha proiettato in una realtà densa di fumose promesse mai mantenute. Noi tutti agognamo tale possibilità, ci accorgiamo purtroppo, che siamo in grado solamente di soddisfare tale richiesta con l’ausilio dell’Arte la quale con le sue illusorie visioni ci lenisce l’animo bandendo con l’Utopia l’amara realtà che ci accompagna. .( Giorgio Pilla Critico d’Arte ).

Minolta DSC

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pittore ed altro

PIERO BRESCIANI

 

Le note di otto e mezzo fanno ormai parte del nostro inconscio collettivo non tanto per la magistrale bravura della composizione di Nino Rota quanto perchè tutta la macchina felliniana è riuscita a far girare una giostra apparentemente arrugginita nel cortile dell’infanzia insieme alla trobettina di Govoni.

Un dipinto di Piero Bresciani ripercorre, con gentili volute cromatiche, lo stesso ottovolante onirico facendo del quadro una finestra affacciata sul parco meraviglioso del potenziale fantastico con piante zoomorfe con foglie lunari.

E’ un mondo a lungo inseguito, non solo nei nascondini più nascosti dell’infanzia, e può abbracciare sia” Alice nel paese delle meraviglie” che “l’isola che non c’è” di Piter Pan.

Sarebbe tuttavia uno sbaglio pensare alla produzione artistica di questo autore pietrasantino come ad una continua evasione lungo una traiettoria delle note di un flauto fiabesco.

Nessuna giostra riesce a girare se il palo non è ben piantato in terra.

L’elemento onirico rimane il glissato del racconto esterno:la struttura insegue forme solide con contrapposizioni a volte drammatiche serrate in una composta malinconia dai toni romantici.

“Dialettica del quotidiano”potrebbe essere una definizione per la creazione di questo genere pittorico:un ambulante bipede con la corona regale ed ali di ippogrifo.

L’essere e la voglia di trasformarsi.

L’essere e il dover essere (allo spettatore la scelta o l’indovinello della realtà reale) il “doppio onirico” che insegue il quotidiano.

Il silenzio implacabilmente geometrico esce dalle piazze di De Chirico per continuare la cavalcata dei cavalli che tentatno di cavalcare i cavallooni per raggiungere il mercato della vita.

A volte una lacrima silenziosa come un RE (nota) minore sembra mettere le ali della crisalide del quadro ma, niente paura, l’ottimismo cromatico la trasforma immediatamente in un caleidoscopio su cui tessere o rifrangere tutte le bizzarrie delle possibilità compositive.

Cristiano Mazzanti

Dati personali

Nasce il 5 maggio 1945

Consegue il Diploma di Maturità artistica al Liceo Artistico di Carrara e il Diploma di Pittura rilasciato dall’Accademia di belle arti di Brera a Milano-

Ottenute le abilitazioni all’insegnamento di Disegno e Storia dell’Arte e all’insegnamento di Discipline Pittoriche, nel 1972 ottiene il suo primo incarico presso l’Istituto d’Arte di Pietrasanta dove svolge la sua professione di insegnante fino al 2004.

Parallelamente All’insegnamento si dedica alla pittura e alla grafica impegnandosi in una intensa attività espositiva e all’illustrazione.

Interessato a tutto ciò che permette di esprimersi, ha al suo attivo anche una serrata attività nel teatro amatoriale vernacolare che pratica con passione in qualità di commediografo oltre che di attore e regista.

Riveste l’incarico di direttore artistico dell’associazione culturale “Teatro Pietrasanta” da lui fondata nell’anno 2000  con la quale fino ad oggi (2013) ha scritto  17 commedie, mettendone in scena 15.

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